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FRIULPRINT Srl

Il progetto di ricerca per il trattamento delle acque reflue di produzione
realizzato in collaborazione con il Ceta e l’Università di Udine

L’impresa

FriulPrint è un’azienda con sede a Collalto di Tarcento (UD) attiva nel settore dello stampaggio di tessuti per abbigliamento e arredamento, con produzioni di alto livello finalizzate in massima parte all’esportazione. Attiva dagli anni settanta lavora in conto terzi per marchi che esportano in tutto il mondo; tra i più prestigiosi: Benetton, Diesel, Replay, Murphy e Nike, Diadora, Belfe, Lotto, Think Pink, a cui si aggiungono i più noti stilisti italiani. L’impresa, inoltre, ha iniziato l’esportazione in parecchi Paesi tra cui la Cina.

L’esigenza
L’attività di stampa si compone di diversi processi produttivi, tra i quali alcuni – quelli più pregiati - prevedono l’utilizzo Azoto ureico per il fissaggio del colore. Il successivo dilavamento delle soluzioni utilizzate determina l’inevitabile presenza di azoto nelle acque reflue, con inevitabile difficoltà di gestione dei processi di lavaggio dei tessuti, per i quali l’azienda deve ricorrere ad aziende esterne (localizzate in Lombardia e Veneto) che utilizzano impianti pubblici di depurazione, di grandi dimensioni. Questa situazione ha limitato la capacità produttiva della Friulprint, provocando anche periodi di sospensione delle produzioni più pregiate con grave danno economico. L’impresa aveva sperimentato autonomamente l’impiego di alcune tecnologie di depurazione già diffuse, mediante l’utilizzo di fanghi attivi e di altri prodotti chimici, la costruzione di torri di strippaggio, di sistemi posti in serie. Le soluzioni adottate non avevano però dato risultati efficaci per l’eliminazione delle scorie inquinanti.
Nel 2004, la Friulprint intraprende una collaborazione con Friuli Innovazione al fine di promuovere la ricerca e lo sviluppo di soluzioni per ridurre l’impatto ambientale provocato dall’impiego di sostanze inquinanti nei propri processi industriali. Obiettivo è, da un lato, rispettare le normative vigenti e la tutela del consumatore, dall’altro ottenere nuovi vantaggi competitivi basati su un maggiore controllo della qualità del prodotto finale e sulla riduzione dei tempi di lavorazione.

La soluzione
Dal contatto con Friuli Innovazione e dal coinvolgimento del CETA, Centro di Ecologia Teorica e Applicata di Goriza, nasce il Progetto di Ricerca “Trattamento delle acque reflue di stamperia tessile mediante impianto di fitodepurazione”.
Il progetto è co-finanziato nel 2004 dalla Regione Friuli Venezia Giulia – Direzione Regionale delle attività produttive con un contributo di 154.716,41 Euro (bando obiettivo 2 azione 2.4.2 “aiuti alle imprese per attività di ricerca e sviluppo tecnologico”).

Il progetto di ricerca è svolto dal Ceta in collaborazione con l’Università degli Studi di Udine, Dipartimento di Scienze Agrarie e Ambientali, e prevede la realizzazione di un impianto pilota di fitodepurazione presso lo stabilimento della Friulprint, costituito da due sezioni poste in serie: la prima a flusso verticale e la seconda a flusso orizzontale. La vasca è ottenuta da uno scavo nel terreno ricoperto con materiale impermeabilizzante e riempito con un substrato inerte (ghiaia) sul quale vengono fatte vegetare varie specie acquatiche caratterizzate dalla capacità di fissare e utilizzare per il proprio ciclo vitale le sostanze azotate.
L’impianto è monitorato per un periodo di circa un anno durante il quale sono state verificate le rimozioni di azoto totale e ammoniacale. I risultati raggiunti al termine di questa fase sono buoni, con rimozioni mediamente dell’80% dell’Azoto ammoniacale e del 50% dell’Azoto totale e valori allo scarico nell’ambito dei limiti richiesti. A fronte di questi risultati, a distanza di un anno dalla sua realizzazione, l’impianto può considerarsi pienamente operativo.

I risultati
Economici
La Friulprint ha ottenuto grazie a questa tecnologia plus competitivi per quanto riguarda la qualità complessiva del processo, il minor impatto ambientale, il rispetto delle norme di legge, la tutela dei consumatori. L’impianto ha infatti consentito di
• mantenere sotto diretto controllo di qualità il processo di lavaggio dei tessuti stampati (fase che determina in larga misura il livello qualitativo del prodotto finito)
• ridurre i tempi di lavorazione, che non necessitano più il ricorso ad aziende esterne per la fase di lavaggio dei tessuti, da circa 40 a 4 ore
• ridurre i costi di produzione di circa il 3,5%
• aumentare la quota di produzione di punta (tessuti pregiati) dal valore iniziale del 20% fino all’80%
• penetrare nuovi mercati in espansione e contrastare sul piano della qualità di prodotto la sempre più aggressiva concorrenza dei paesi orientali, basata soprattutto sul fattore prezzo.

Ambientali
L’impianto di fitodepurazione rispetto ad altri sistemi di depurazione limita fortemente l’impatto paesaggistico perché esternamente non presenta opera visibili ma solamente alcune aree ricoperte da vegetazione.

Scientifici
La ricerca costituisce un contributo originale nell’ambito della fitodepurazione in quanto non sono citati nella letteratura scientifica casi di applicazione al processo industriali di stampa di tessuti. Questa soluzione potrebbe quindi costituire una valida alternativa agli impianti di smaltimento di tipo chimico-fisico o biologico già esistenti.


I partner
Regione Friuli Venezia Giulia – Direzione regionale delle Attività Produttive
ha co-finanziato il progetto con un contributo di 132.614,06 Euro a valere sull’obiettivo 2, azione 2.4.2 “aiuti alle imprese per attività di ricerca e sviluppo tecnologico”.

Friuli Innovazione – Centro di ricerca e di trasferimento tecnologico
partner tecnico, ha promosso e coordinato la collaborazione tra tutti i partner fungendo da ente capofila del progetto e controllando e aggiornando costantemente l’impresa sullo stato avanzamento lavori.

CETA – Centro di Ecologia Teorica e Applicata
partner scientifico ed esecutore del progetto di ricerca. Ha svolto gli studi di laboratorio e la progettazione dell’impianto di fitodepurazione per la rimozione delle sostanze inquinanti. Inoltre ha curato il monitoraggio e l’avviamento dell’impianto.

Università di Udine – Dipartimento di Scienze Agrarie e Ambientali (prof. Romano Giovanardi)
ha collaborato alla fase di studio e monitoraggio dell’impianto pilota

First sas, di Pez Daniele
società specializzata in servizi di assistenza nell’individuazione di opportunità di finanziamento per attività di ricerca e sviluppo tecnologico e nella presentazione di richieste di contributo su bandi pubblici. Ha collaborato alla fase di stesura, presentazione e rendicontazione del progetto.

Arpa Friuli Venezia Giulia, Agenzia Regionale per la Protezione dell’Ambiente – ente di controllo e di riferimento durante tutte le fasi del progetto.

Comune di Tarcento – amministrazione pubblica di riferimento per le autorizzazioni necessarie all’avvio dei lavori e durante tutte le fasi del progetto.